Gilberto Piccinini

"Il mare vive in ognuno di noi"

Robert Wyland 

Gilberto Piccinini è nato a Milano, città dove risiede. Il suo itinerario artistico è dominato dall’amore per il mare, in particolare quello della Liguria, che lo ha spinto a ritrarlo e raffigurarlo attraverso una pittura ricca di emozioni e suggestioni dove la tecnica e la scelta delle immagini sono diventati in questi anni, il cardine della sua ricerca estetica.

Il mare per Piccinini è un respiro d’anima che si traduce in una pittura simbolista, ricca delle stesse suggestioni provate dall’autore giunto al culmine di una lunga ricerca che coniuga gli elementi formali con quelli contenutistici.

Piccinini ha dato spazio alla propria creatività dedicandosi nella sua pittura alla ricerca di quella forza artistica sottolineata dal definirsi di luci e ombre, di movimento e dinamicità che ne fanno il fulcro e l'essenza, dove l'impatto visivo viene traslato nell'ambito percettivo degli stati d'animo.

La sue opere si trovano in numerose collezioni private e la sua attività espositiva gli ha permesso di raccogliere notevole riscontro da parte della critica.

Dicono di me

Per noi uomini “moderni”, assediati dai ritmi artificiali e frenetici della civiltà tecnologica, i quadri di Gilberto Piccinini emanano una energia quasi primordiale, che costringe la nostra mente a pensare a ritroso.

Questa energia ci spinge ad immaginare le epoche remote nelle quali forze immense plasmarono il nostro pianeta ricoprendolo d’acqua e di vita, e ci rende partecipi della eterna lotta tra gli Oceani - perennemente agitati - e la terraferma, alla quale siamo aggrappati, ma subendo il fascino di queste scure e profonde masse d’acqua.

Guardando questa lotta come la ritrae Gilberto Piccinini vengono alla mente le parole riportate in Giobbe 38:8-11: “E[chi] barricò con porte il mare, / Che usciva come quando eruppe dal seno; misi la nuvola come sua veste / E fitta oscurità come sua fascia, / E ripartivo su di esso il mio regolamento / E ponevo sbarra e porte, / E dicevo: ‘Puoi venire fin qui, e non oltre; E qui è il limite delle tue orgogliose onde’?”

Nei quadri di Gilberto Piccinini i soggetti non sono soltanto le onde degli Oceani – soggetto difficile - che egli rappresenta in tutta la loro potenza e dinamicità, ma anche i maestosi bastioni di roccia delle isole e dei continenti, flagellati dagli elementi. Le atmosfere di questi dipinti sono drammatiche nel senso della solennità delle forze in gioco, come i cieli plumbei carichi di nubi e di pioggia, che incombono sullo scuro agitarsi delle acque. I dipinti di Piccinini trascinano la mente nei mari estremi del Sud, a Capo Horn o nella Georgia del Sud. Aiutano ad immaginare le storie narrate da Melville, Shackleton, Coloane e Sepùlveda, e a sentire sulla pelle il graffio freddo e pungente dei gelidi venti antartici.

Noi uomini moderni abbiamo bisogno di ritrovare questa natura selvaggia e potente per ritrovare noi stessi. Possa l’assordante rumore dei nostri pensieri frenetici spegnersi nel potente concerto corale delle onde del mare, rappresentate magistralmente dall’amico Gilberto, la cui maggiore soddisfazione, sono certo, è quella di stimolare nel profondo il cuore degli appassionati del mare.

La magica fascinazione dei paesaggi marini
di GILBERTO PICCININI

"Il mare è avvolto nel mistero"
Joseph Conrad
(Da "Cuore di tenebra")

Alcuni decenni or sono Walter Benjamin, nel suo celebre saggio: "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica", vaticinava la crisi della pittura paesaggistica e figurativa in genere sotto la spinta trionfante e inarrestabile della fotografia d'arte. Ebbene, oggi possiamo affermare, a pieno titolo, che le sue previsioni non si sono avverate perchè, dopo e accanto a molteplici tentativi ed esperienze di deformazione o addirittura di rifiuto del reale, si sta verificando un graduale, inarrestabile rivalutazione delle rappresentazioni figurali.

E questo perchè gli artisti più genuini e intensi di oggi come Gilberto Piccinini hanno acquisito la consapevolezza della potenza evocativa, suggestiva di una loro sentita, personale, vibrante ricreazione soggettiva, allusiva, simbolica della realtà rappresentata, anche grazie ai significativi, importanti apporti della pittura moderna e contemporanea, introiettati spesso inconsapevolmente.

Piccinini abita e opera a Milano, ma ha nel cuore e nell'anima, da sempre, ancestralmente, il richiamo malioso, arcano, inarrestabile del mare. E il mare è protagonista assoluto dei suoi quadri: ne avverti subito il suo segreto, intrinseco, inestricabile misterioso fascino, il suo olezzo salmastroso, la sua voce, ben espressi da Jorge Luis Borges: "Il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare", quando montalianamente "tra gli scogli parlotta la maretta" fino a farci affermare, sempre con Eugenio Montale: "sono ubriacato dalla voce/ch'esce dalle tue bocche, quando si schiudono".

Potenza evocativa di una rappresentazione intimamente partecipata! Pochi pittori riescono, come Piccinini, a dar voce, palpiti, anima al mare, renderne magicamente il suo eterno fluire, la sua forza effusiva, la sua eterna vitalità, la sua poesia, le sue arcane melodie, il suo fascino romantico, quasi fosse una creatura palpitante. Il tutto reso con la sua inconfondibile "sinfonia in blu" intessuta di accordi cromatici oscillanti dai toni più chiari a quelli più scuri, con i notturni al chiar di luna che evocano arcane melodie musicali, con le mirabili rappresentazioni di onde impetuose e avvolgenti, che vanno a frangersi fra mille spruzzi sugli scogli o che si accavallano, si rincorrono, si scontrano in un eterno fluire che è simbolo di vita e di perpetuo dinamismo.

Il tutto in una danza chiaroscurale, con le creste illuminate da una luce radente, tenera, vibrante, metafisica e i gorghi più cupi, oscuri, misteriosi, in un eterno alternarsi di luci e ombre, proiezione simbolica di aneliti spirituali e di insondabili oscurità dell'inconscio. Ne sgorgano opere che sono sogno e aspirazioni del cuore, diario intimo e rappresentazione visiva del proprio insopprimibile bisogno ora di tenerezza e di romanticismo cullati da un dolce "notturno" chopiniano, allorchè alla soffice luce della leopardiana "silenziosa" e "graziosa" luna, montalianamente "lameggia nella chiaria la vasta distesa" e "una carezza disfiora/ la linea del mare e lo scompiglia", ora di fremente abbandono e passioni travolgenti tra intensi aneliti di libertà, in sintonia con Charles Baudelaire; "Uomo libero, sempre avrai caro il mare".

Gilberto Piccinini e il mare. Il mare di Cristoforo Colombo, di Giovanni da Terrazzano, di James Cook.

Il mare quale luogo ove si spinge lo spunto di capitani coraggiosi, il mare come sfida infinita della libertà e del pericolo, il mare protagonista di innumerevoli miti e meravigliose leggende. Piccinini è un grande navigatore che, chiuso nel suo studio, sa reinventare tutti questi sentimenti in opere che costituiscono autentiche Blue Symphonies e che nelle loro modeste dimensioni recano il respiro dell’infinito, dell’eco delle onde, del profumo del salmastro, in attesa che un antico galeone approdi finalmente sulle brevi spiagge o che seducenti Sirene o la maga Circe stessa rapiscano lo spettatore nel fosco di un tramonto o nel nascente chiarore di un’alba. Il mare, parte quasi inesplorata del mondo, è soprattutto mistero e il pittore milanese ne è il sacerdote.

Coste rocciose assediate dal mare, sulle quali si arrampicano improbabili agglomerati urbani, architetture mnemoniche e fantastiche che calibrano, con la loro presenza, la potente energia delle onde del mare. C’è il solco di un tempo epico nella pittura di Piccinini, in cui ai colori plumbei è demandata la forza inarrestabile della natura che richiama alla memoria un romanticismo solenne e appassionato.

Ponendosi di fronte alle marine di Gilberto Piccinini, vien da chiedersi se sia il mare il contenitore o se al contrario rappresenti il contenuto di qualcos'altro. E' il mare a contenere l'energia della natura altera oppure è lo spazio misterico a contenere il liquido amniotico della dea madre?! Questa domanda retorica può racchiudersi in sintesi la personale interpretazione del Realismo Magico di cui si fa carico Gilberto Piccinini.
Un artista dai silenzi infranti, che rievoca l'origine della vita, ma anche della sua naturale decadenza. Un artista dalle geometrie implicite, che sa distogliere lo sguardo di matrice pittorica per spostare l'attenzione verso il senso dell'ascolto inatteso.
Nelle sue marine, l'infrangersi cristallizzato ed immoto delle onde si prolunga nel segno pittorico, mentre il fragore sottinteso si disperde, come in un eco senza fine, sul piano sdrucciolo delle emozioni.

"El mar es un antiguo lenguaje que yo no alcanzo a decifrar", diceva Borges, il mare è un antico idioma che non riesco a decifrare. Ma come il mare unisce i paesi che separa, allo stesso modo la sua rappresentazione pittorica ci aiuta a comprendere meglio tutto quel che è sotteso fra la vita e la poetica del risveglio.

Per comprendere quindi appieno la pittura di Piccinini, bisogna saper lasciare libera la mente di cogliere la metempsicosi delle idee e delle emozioni che nutre la simbologia dell'archetipo collettivo.

Il mare nell’eccezione della cultura romantica artistica e letteraria è fondo mistico dell’essere ed è proprio nel mare che Piccinini trova il riferimento della sua silenziosa contemplativa pittura metafisica.  

Un sublime contemporaneo dal fascino misterioso atemporale , potrei paragonare il "Paesaggio interiore" dell'animo dell'artista Gilberto Piccinini, con le rocche che ergono dalla tempesta.

Stallagmiti dai tetti rossi , tanti antri intimistici travolti e in difesa al contempo dello stesso temperamento dove cielo e terra confondono il sopra e sotto e senza limiti vivono accese passioni e tumulti .

Sebbene nato a Milano, quindi assai lontano dalla salsedine, dagli aromi, dai colori del mare, GilbertoPiccinini ha sempre avvertito, prorompente, il malioso richiamo del pittoresco versante marino della meravigliosa Liguria. Molti folkloristici, spesso a strapiombo paesaggi di questo suggestivo, italico tratto, hanno catalizzato e continuano a catalizzare la sconfinata e sempre più sorprendente ars inveniendi della sua cospicua produzione artistica, ovvero di un'Arte vibrantemente evocativa, permeata di intensi, fibrillanti moti e di sublimi incanti che esaltano il grande pathos pregno di tensione emotiva, nonché l'aulico, superno magistero icastico-iconografico dello stesso pittore meneghino. L'evoluzione tecnica di Piccinini sembra velocemente aliare, viaggiare con disinvoltura, verso la nitida precisione, la particolarità incisiva dei chiaro-scuri, l'emozionante intensità dei contrasti. Altamente evocativi, metafisici giochi di cromie cinetiche risaltano come pietre miliari del suo raffinato canone artistico, in grado di far fibrillare dalle fondamenta anche la più apatica ed agnostica condizione della mente e del cuore.

Dalle opere di Gilberto Piccinini, impetuose prorompono eco, vibrazioni archetipicamente ancestrali, le quali obbligano l'osservatore ad ineluttabili, elucubrativi, caleidoscopici mnemo-feedback! Tali impetuose eco e vibrazioni catalizzano subliminalmente l'osservatore a spiccare voli temporali sulle ali di fantastiche chimere, in direzione di remeabili ere primordiali, allorché palingenetiche energie cosmiche diedero forma alle ruvide masse e linfa alle abissali depressioni terrestri, germinando, inusitata e casta, la vita.

Dagli aristocratici canvas di Piccinini traspare, in tutta la sua irruente potenza, il sempiterno agone tra le furiose onde del mare e le anfrattuose coste, a cui l'osservatore (in senso archetipicamente antropologico ed ontologico) paurosamente ed allegoricamente si avvinghia, pur non volendo abdicare alla chiaroscurale malia dell'ignoto che il mare trasmette. Piccinini, nei suoi preziosi dipinti, propone come protagonisti sia masse rocciose tormentate dall'efferata furia del mare sia il mare stesso, all'apogeo della sua devastante irrequietezza. Gonfi, nembi scuri in compagine sovrastano il mare turbinosamente increspato: è questo lo struggente leit motiv, è questa la magica etra di intenso pathos che ascrivono un icastico, talora eidetico cachet, sui generis, all'Arte di Gilberto Piccinini.

I canvas di questo Artista propellono emotivamente ed idealmente il cuore e l'anima dell'osservatore in direzione di algenti, esotici mari (quasi appartenessero ad un altro pianeta, ad un'altra dimensione), fino a sollecitare sfere sensoriali diverse, fino a catalizzare sinestesie di reale freddo sul corpo, nel corpo. In questa tormentata, controversa fase storica, il Genere Umano, genotipicamente, ha un'inderogabile, parossistica istanza di riscoprire, di riesumare gli archetipi, vale a dire le immagini, i simboli, i contenuti primordiali e universali presenti nell'inconscio collettivo relativi agli istinti primitivi e vigorosi e, tutto ciò, onde poter riscoprire la propria, vera essenza. Gilberto, talora, sembra preferire, al morbido pennello, la pivotante bacchetta di un aulico direttore d'orchestra, che sublimemente accorda e scandisce i muggiti del mare mentre sui rocciosi, anfrattuosi dirupi, violentemente, rabbiosamente si frange.

L'Arte di Gilberto Piccinini è un genus di maieutica icastica, ovvero un magistero spontaneo che, nell'osservatore, fa emergere latenti sensazioni altrimenti mai neanche immaginate. Per l'anima dell'osservatore si tratta di un genus di aristotelica catarsi, catalizzatrice di una purificazione ad ima fundamenta, di un'armonizzazione estatica attraverso l'Arte!

Nelle opere di Gilberto Piccinini le armonie di colori freddi raramente vengono riscaldate da campiture calde e i pochissimi rossi, da lui usati, sono sempre molto affievoliti, come se avessero perduto la loro forza simbolica. Gli spruzzi di un mare agitato, che si dissolvono in tracce di luce, illuminano l’imbrunire di paesaggi in immagini oniriche che sanno di solitudine. Onde, racconti del moto continuo della vita, s’infrangono lasciando una spuma leggera che smorza la sensazione di violenza e lascia intravvedere un subconscio romantico: i sentimenti più nascosti dell’artista. Le rocce, smussate dal tempo, si rivelano in un digradare di colori, tendenti al greve, che si aggrappano come se volessero ricercare le antiche asperità. I cumuli di nuvole si tingono di tempesta e rivelano le intime angosce dell’artista che con serene pennellate, di un andamento sicuro, rivelano le luci e le ombre dei ritmi della natura e del vivere di chi insegue il sogno.

Le sue soluzioni formali e le sue tematiche sono avvolgenti e mettono in risalto la delicatezza degli effetti plastici e chiaroscurali. L’arte figurativa dell’artista parla un linguaggio semplice e diretto, quello che il pubblico conosce e che il cuore ama…

Gilberto Piccinini - Identità e appartenenza

Da una ricerca approfondita della natura, Gilberto Piccinini ha saputo evidenziare e trasportare in arte i flutti continui e perpetui delle onde marine. Si apre così la consacrazione di un artista che ha saputo rendere sacra la natura nella sua bellezza, così come nelle sue crudeli manifestazioni. I suoi paesaggi marini si manifestano in un continuo mutamento, coinvolgono e stupiscono. Variano nella loro intensità di rappresentazione, vuoi per la luminosità, vuoi per la configurazione dei suoi toni.

I soggetti mare e onde vengono proposti da Piccinini fino all’esasperazione più profonda dell’anima.
Un’esasperazione sul vissuto che nel discorso pittorico diventa l’emblema dell’identità e dell’appartenenza.

Il mare viene rappresentato da impercettibili e percettibili movimenti acquei, con andamenti che sorgono dalle profondità fino a raggiungere le onde in superficie.
Dipinge ciò che pensa o sussiste nella sua memoria. I deliri della mente a volte sprigionano forti emozioni, come gli attimi del tormento, allora bisogna placare la sete della passione e fare esplodere la creatività.

Tutto muta nel descrivere gli spazi, le tonalità esprimono i concetti più reconditi dello spirito.
Le marine disincagliate dalla retorica del classicismo, a volte spogliate dalle apparenze, ci appaiono in tutta la loro cruda realtà.

Una realtà spicciola, fatta di forti contrasti tra il cielo e il mare, in una voluta e turbata idealizzazione; di una visione romantica, che a volte inganna pur nel fascino del mistero.
Le onde che si infrangono sulla costa, durante il percorso incontrano scogli, massi, faraglioni, intralci di ogni genere, un po’ come la vita del Maestro che segue un tragitto determinato dai diversi stati emozionali che forgiano sia l’uomo che l’artista.

Coltiva una visione l’artista, uno di quei sogni che ben conoscono le persone come lui nate e cresciute in una grande città qual è Milano: spazi aperti, infinite distese di acqua e di cielo, montagne dove la natura si esprime con tutta la sua potenza. Ed è così che lo spazio-mare, protagonista assoluto della sua poetica, diventa quasi un mito per Gilberto Piccinini.

Non ci sono spiagge assolate, dolci pendii erbosi, cieli colorati dalla luce dell’alba o del tramonto, ma il dinamismo ossessivo e spaurante del mare in burrasca che s’infrange contro le coste scoscese e dirupate della Liguria, sotto un cielo livido, dove le nuvole corrono e si accavallano “fra sogno e realtà” appunto, come recita il titolo di un’opera.

Poche case raggruppate, strette intorno alla roccia per proteggersi dalla furia del mare, senza nulla nascondere, lasciando anzi lo sguardo libero sull’immensità pericolosa della natura violenta, che si scatena a un passo dalla vita quotidiana del paese.
E poi, naturalmente, la luce. In alcune opere è evidente la capacità del pittore di mettere in risalto la trasparenza dell’acqua, il biancore perlaceo della schiuma, o la diversa consistenza della roccia, con piccoli tocchi o lunghe sottili pennellate in sequenza.

Sono paesaggi realistici, che appartengono ai ricordi degli appassionati del mare, che l’hanno visto anche nei momenti della furia o della malinconia. Per l’artista sono i luoghi del silenzio meditativo, dell’ascolto, ma anche dell’abbandono e della solitudine, dove è possibile registrare “il respiro dell’esistenza”.

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